“A Santiago con gli occhi del mio cane”: la storia di Dajana e della sua labrador

“I tuoi occhi saranno i miei occhi, le mie gambe seguiranno le tue zampe”.  Mi piace pensare che almeno una volta siano state queste le parole che Dajana ha rivolto a Camilla.

Dajana è una ragazza non vedente di 25 anni, partita per il suo Cammino di Santiago con un’accompagnatrice davvero eccezionale, una splendida quattro-zampe dal pelo fulvo.  Te ne parlo perché il Cammino di Santiago ha sempre meravigliose storie da raccontare, storie che spesso diventano protagoniste di articoli sui principali giornali on-line e non solo.

Oggi condivido con voi l’emozionante storia di Dajana, una ragazza 25enne, e della sua cagnolina Camilla ormai chiamata affettuosamente da tutti la Pellegrina. All’età di 13 anni Dajana ha perso la vista, rimanendo cieca, per una malattia.

Il carattere e la determinazione di Dajana però sono più forti di qualsiasi malattia e limitazione, e nel 2017 ha deciso di cominciare il suo personale Cammino di Santiago, ovviamente accompagnata da Camilla, una labrador di 4 anni dagli occhi dolci.

Per tutta la durata del suo Cammino Dajana è stata guidata fino a Santiago dai passi di Camilla: la storia di Dajana è stata pubblicata oggi, 10 gennaio 2018, sul quotidiano Il Giornale, da cui riprendiamo una parte dell’articolo.

Dajana e Camilla sono partite per Santiago accompagnate da un team di educatori cinofili, la prima parte del viaggio in auto da Milano fino a Sarria, da li poi a piedi. La cronaca del viaggio è davvero splendida!

 

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L’articolo originale lo puoi trovare sul sito de Il Giornale, clicca qui per leggerlo

 

La chiamavano Camilla, la Pellegrina. È probabile che sia stato il primo pellegrino a compiere il cammino di Santiago de Compostela in virtù sia delle sue quattrozampe, ma soprattutto in virtù dei suoi occhi che sono la luce di Dajana, non vedente.

Occhi dolci e lunghi di un labrador di 4 anni.

«Non parto senza il mio cane» è stato il primo pensiero di Dajana Gioffrè, 25 anni, rimasta cieca a tredici per un’uveite bilaterale – subito non diagnosticata -, quando l’anno scorso ha deciso di avventurarsi lungo il sacro cammino che conduce nella città spagnola dove è sepolto l’apostolo Giacomo il Maggiore. E lo stesso pensiero si ripresentò quando ricevette la proposta del Centro dei cani guida dei Lions di Limbiate. «Non parto senza il mio cane, perché questo non è un viaggio ma il cammino di conoscenza anche tra me e lei, Camilla». Paesi, cittadine, piccoli centri, boschi, prati verdi: è il tragitto di Santiago de Compostela, un paesaggio aperto e adatto a un labrador di tre anni. Ma solo apparentemente facile, bucolico e a misura di animale. In realtà, nonostante la terra sia a misura di animale, là dove l’uomo traccia, quella traccia passa automaticamente ad essere solo a misura d’uomo.

«Ho dovuto preparare più il cammino di Camilla che il mio – racconta Dajana -. Volevo partire da Roncisvalle, ma avevo sentito dire che molti pellegrini, che avevano iniziato da lì, avevano dovuto montare le tende perché i cani non erano accettati negli alberghi lungo la strada. Le città sono molto piccole per cui i cittadini non sono abituati ad ospitare un portatore di handicap più il suo cane. Sembra ancora una stravaganza, un connubio per cui non c’è spazio».

Un albergo per due

Gli esseri umani elevano all’altezza del sacro le spiagge terrene, ma non vedono la «santità» umile che scorre tra un non vedente e il suo accompagnatore.

Per la prima volta il cammino di Santiago de Compostela è stato pensato a misura di un quattrozampe, tracciando sentieri con hotel e ostelli che potevano dire: «Sì, Camilla può entrare. Qui è una pellegrina come gli altri. Non ha un passo diverso da quello di Dajana, anche il suo è un pellegrinaggio, in fondo gli occhi che vedranno Santiago de Compostela saranno i suoi». Non c’è voluto poco per stendere la mappa consona a Camilla.

Insieme a Dajana sono partiti Giancarlo, un educatore della Scuola di addestramento dei cani per ciechi, Giovanni Fossati, presidente del servizio cani guida dei Lions con la moglie Daniela, Ildebrando Gambarelli e la moglie Patrizia. Prima tappa del viaggio in macchina, realizzato anche al contributo di Maxi Zoo con la campagna «Dai una zampa!»: Milano-Sarria. Sull’automobile il cibo per Camilla, che doveva bastare per dieci giorni, la sua ciotola e l’acqua, perché in non tutte le tappe del cammino l’acqua è potabile.

Leggi il resto dell’articolo originale: lo puoi trovare sul sito de Il Giornale, clicca qui per leggerlo

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Ultimo aggiornamento 2019-02-22 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

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1 Comment

  1. bella la storia di Camilla, io amo i nostri amici di pelo piu’ che l’umano. Sono stata a Santiago e ci tornerei perche’ e’ bello vedere quanti ragazzi arrivano felici di esserci.

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