La vera storia del Cammino di Santiago: 1000 anni tra verità e leggenda

La vera storia del Cammino di Santiago: 1000 anni tra verità e leggenda

Il Cammino di Santiago: come nasce e la sua storia

Il primo ritrovamento (nel 813) delle spoglie di San Giacomo, la costruzione del primo santuario a lui dedicato e la decisione del re Alfonso II di elevare l’apostolo di Gesù al rango di patrono del regno accendono i riflettori su Santiago di Compostela.

Anno dopo anno la città comincia a diventare oggetto di un culto sempre crescente: il numero dei pellegrini in arrivo a Santiago aumenta costantemente. Più avanti nella storia anche un libro contribuisce alla diffusione ed alla creazione non solo del mito ma anche del percorso fisico del Cammino: il quinto libro del Codex Calixtinus, un volume scritto secondo la tradizione da Aiméry Picaud nel XII secolo, racconta non solo la gloria di San Giacomo Maggiore e il suo culto in Santiago de Compostela ma diventa ben presto la base del percorso del Cammino Francese.

Il Codex è una delle fonti principali e più usate per studiare le origini del Cammino di Santiago, nonostante anche in questo caso le sue origini non siano del tutto chiare.

Nonostante secondo alcuni sia stato realizzato nello scriptorium della cattedrale di Santiago da sempre si discute sulla sua paternità e su chi ne sia stato l’effettivo committente, dal momento che allo scopo di anticiparne (in maniera artificiosa) la data di realizzazione venne corredato da una bolla papale firmata da Callisto II, morto nel 1124.

In ogni caso il Codex  è oggi conservato a Barcellona, e il viaggio che viene raccontato nelle sue pagine è diventato di fatto la base del percorso del Cammino Francese.

Man mano che il Cammino di Santiago affermava la sua importanza la sua direttrice principale, ovvero il Cammino Francese, diventava a sua volta non solo il percorso più battuto dai pellegrini ma anche un’importante via di comunicazione, dando un contributo eccezionale all’urbanizzazione delle zone attraversate.

I pellegrini che battevano i sentieri del Cammino Francese avevano molteplici necessità: trovare alloggio e cibo, ricevere assistenza e riparo. Il passaggio dei pellegrini portava lavoro e ricchezza non solo nelle città principali del Cammino ma anche in quei piccoli centri delle Mesetas e dei centri minori più poveri.

Ecco allora che nel tempo, lungo il percorso narrato nel Codex sorsero numerosissimi centri abitati che se da un lato sfruttavano e assistevano i pellegrini dall’altra ebbero l’opportunità grazie a loro di veder crescere infrastrutture preziose: ospedali, chiese, monasteri e poi ancora ponti, ostelli, taverne e punti di ristoro. Molte di queste infrastrutture hanno resistito al trascorrere dei secoli, giungendo fino ai giorni nostri.

La natura religiosa del Cammino e delle motivazioni dei pellegrini fece si che i primi ad occuparsi delle loro necessità furono proprio gli ordini monastici che, soprattutto dopo le Crociate, avevano fra i propri scopi principali quello di proteggere i fedeli in pellegrinaggio nei luoghi della Terra Santa o presso gli altri grandi santuari della Cristianità.

Se al giorno d’oggi affrontare il Cammino non comporta grandi rischi prova ad immaginare come potesse essere nei secoli scorsi affrontare un viaggio come questo: un cammino di centinaia di chilometri attraverso l’Europa, tra boschi, lande desolate, intemperie, sentieri poco battuti e la grande paura dei banditi pronti ad uccidere per pochi spiccioli. Insomma, non era solo un pellegrinaggio ma quasi una lotta per la sopravvivenza, soprattutto nei mesi più freddi!

Capisci perchè il ruolo dei monaci cavalieri era così importante? Dovevano occuparsi non solo di proteggere i pellegrini ma anche di mantenere la sicurezza sulle strade.

Il Cammino Francese, oggetto della narrazione del quinto libro del Codex Calixtinus e il prescelto dal maggior numero di pellegrini sin dall’antichità, non era però l’unico percorso battuto dai viandanti: parallelamente a questo percorso si sviluppò infatti una fitta rete di strade e percorsi che attraversavano l’Europa, percorsi tutti diretti a Santiago de Compostela, il comune punto di arrivo di tutti i cammini.

Oltre alla rete di percorsi ben segnalati, protetti e ben attrezzati, ci fù un altro fattore che spinse un numero sempre crescente di pellegrini a spingersi verso Santiago de Compostela: nel 1122 Papa Callisto II decise di celebrare l’Anno Santo Jacobeo.

L’ Anno Santo Jacobeo si celebra ogni anno in cui il 25 luglio, festa di San Giacomo Maggiore, cade di domenica: il più recente è stato il 2010, i prossimi saranno nel 2021 e nel 2027.

Anche il papa successivo a Callisto II, Alessandro III, decide di promuovere ulteriormente (se possiamo usare questo termine) il Cammino, concedendo l’Indulgenza Plenaria ai pellegrini in visita alla cattedrale di Santiago de Compostela durante gli Anni Santi Jacobei.

Grazie a questi due pontefici i pellegrini di tutta l’Europa cristiana iniziarono ben presto a percorrere le vie fino a Santiago spinti non solo dal desiderio di ricevere grazie e miracoli, ma anche e soprattutto dalla certezza del perdono dei peccati.

Fu così che il pellegrinaggio ad limina Sancti Jacobi cominciò in epoca remota a riscontrare un grandissimo successo, diventando uno dei tre grandi pellegrinaggi della Cristianità, con Gerusalemme e Roma.

Il “successo” del Cammino non durò però a lungo: la diffusione della peste, la crisi economica che coinvolse tutta l’Europa e le guerre contribuirono a mettere in ginocchio nel XIV secolo anche il Cammino. Percorrere quelle strade voleva dire vivere rischi enormi ed il numero dei pellegrini precipitò.

La scoperta dell’America nel 1492 e la presa di Granada segnano un momento positivo per la Spagna in generale e per Santiago de Compostela in particolare: l’elezione del papa Alessandro VI, fa si che i re di Spagna Isabella di Castiglia e Fernando di Aragona vengano accreditati anche del titolo di Re Cattolici. Grazie a loro si deve la creazione dell’imponente Hospital de los Reyes Catolicos sulla piazza della Cattedrale di Santiago.

Nonostante qualche spiraglio positivo la crisi del Cammino proseguì e si aggravò nel XVI secolo: la Riforma Protestante condannò i pellegrinaggi e in particolare il pellegrinaggio a Compostela, equiparandolo  ad un atto di idolatria.

Alla Riforma Luterana seguirono moti popolari e guerre di religione, che misero in crisi le comunicazioni civili fra gli Stati. Come se non bastasse sempre nel XVI secolo l’arcivesco Don Juan Sanclemente trasferì una parte delle reliquie di San Giacomo a Ourense, lo scopo era sicuramente nobile (metterle al riparo dai saccheggi dei corsari guidati da Sir Francis Drake) ma il risultato fu pessimo: senza le reliquie il pellegrinaggio a Santiago perdeva inevitabilmente attrattiva ed importanza.

Anche il movimento illuminista e la Rivoluzione Francese (XVIII secolo) contribuirono a dare  ulteriore discredito alla consuetudine dei pellegrinaggi al punto che nel XIX secolo il flusso dei pellegrini a Compostela, pure non fermandosi mai del tutto, si prosciugò notevolmente: il 25 luglio 1867 a celebrare la festa dell’Apostolo, nella Cattedrale erano presenti solo quaranta pellegrini.

Nel XX secolo il Cammino ricomincia a scaldare il cuore dei pellegrini, ed i loro passi ricominciano a percorrere in maniera massiccia i percorsi giacobei.

Negli anni 80 due importanti avvenimenti religiosi contribuiscono al rilancio del Cammino: prima la visita di papa Giovanni Paolo II a Santiago di Compostela (1982) poi la terza edizione (dopo le prime due di Roma, nel 1984 e 1985) della Giornata Mondiale della Gioventù (1989). Nell’estate del 1989 migliaia di giovani raggiungono Santiago camminando lungo i sentieri del Cammino, e la veglia celebrata sul Monte de Gozo da Giovanni Paolo II richiama oltre 600.000 persone!

L’importanza del Cammino di Santiago non viene però riconosciuta e sancita solo dal mondo religioso: nel 1987 il Consiglio d’Europa proclamò infatti il Cammino Francese “Primo Itinerario Culturale d’Europa”, mentre qualche anno più tardi (nel 1993) sarà l’intera rete degli itinerari del Cammino di Santiago ad essere dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

Lungo il Cammino di Santiago si possono ammirare ben nove aree dichiarate Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco: i Monasteri di Yuso e Suso, la Cattedrale di Burgos, il Sito archeologico di Atapuerca, il Ponte sospeso di Biscaglia, l’Arte rupestre paleolitica della Cornice Cantabrica, i Monumenti di Oviedo e del Regno delle Asturie, le Mura romane di Lugo e infine ovviamente la Città vecchia di Santiago de Compostela.

La meta finale del Cammino di Santiago custodisce secondo l’Unesco le zone urbane più belle del mondo: la città fu ricostruita nell’XI secolo e si sviluppa intorno all’imponente cattedrale affacciata su Piazza Dell’Obradoiro.

Gli anni duemila sanciscono l’esplosione del Cammino di Santiago: dal 1985 (quando furono 2491 i pellegrini giunti a piedi a Compostela) l’afflusso dei pellegrini cresce costantemente raggiungendo nell’Anno Santo Jacobeo del 2004 il numero di 179.994 persone, un numero che da quell’anno pur con qualche fisiologica flessione è andato sempre aumentando.

Nel 2017 per la prima volta il Cammino di Santiago raggiunge e supera lo storico traguardo dei 300.000 pellegrini in arrivo in città: a certificare il numero record è ancora una volta l’Oficina del Peregrino, l’ente che ormai da anni si occupa di accogliere e censire i pellegrini in arrivo a Santiago.

Nel 2018 i pellegrini arrivati a Santiago hanno superato ancora una volta il record: oltre 320.000 persone sono arrivate da ogni parte del mondo, un numero che fa guardare al futuro del Cammino con ottimismo e speranza.

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